Il mio flusso di gioco, parte 2

Nella parte precedente vi ho presentato, con l’aiuto di un bel diagramma, il mio modo di gestire il gioco e risolvere le decisioni dei giocatori.

Oggi vorrei concludere con un dettaglio, un “asterisco” che era rimasto in sospeso. E poi con un paio di considerazioni: questo procedimento vale solo per le azioni dei giocatori o anche per le mie, di Diemme? E quali sono i limiti per cui un insieme di scopo, approccio e mezzi risulta accettabile?

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Veniamoci incontro (casualmente)

Ho già avuto modo di trattare il tema degli incontri casuali / incidenti casuali / mostri erranti e affini, in una varietà di articoli (che elencherò in fondo per praticità).

Oggi volevo parlarvi di come costruisco, di solito, le tabelle di incontri casuali per i miei dungeon o scenari vari. Sarà un articolo breve e molto pratico.

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Di cosa trattiamo? (sfide interpersonali, episodio 3)

Nei primi due articoli di questa serie ho discusso i lavori, fondamentali, di The Alexandrian e di The Angry GM sulle sfide sociali / interpersonali in D&D. Ora è il momento tanto atteso, quello della sintesi: vi presenterò (qui e nei successivi episodi) il sistema che uso io.

Non vi aspettate grandi novità: di base, non è altro che una rielaborazione di quei lavori, a cui va gran parte del credito.

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Il mio flusso di gioco, parte 1

In occasione del resoconto di un playtest del mio favoloso modulo investigativo (ne ho parlato in un altro post), la brava gente della Locanda dei GdR mi ha fatto una domanda molto intelligente sul mio flusso di gioco. Mi ha portato a riflettere su quello che faccio e a formalizzarlo in uno schema:

Giacché mi sembra interessante anche per voi, se vi va ne parliamo insieme.

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Pausa natal-befanizia

Buon Natale, buon anno, buone feste!

Il blog rimarrà silente fino al 10 gennaio, ma questo non significa che dobbiate ignorarlo: la pausa è l’occasione perfetta per spulciare l’indice in cerca di qualche argomento sostanzioso, o per leggere quelle parti del mio mitico terzo speciale che vi siete persi!

Quando riaprirò i battenti, ecco (grossomodo) cosa c’è in programma:

Esempi a sorpresa (fai funzionare gli allineamenti, episodio 11)

In questa lunga serie di articoli ho definito un approccio innovativo, e secondo me più funzionale e utile, all’uso degli allineamenti in D&D. Ora vorrei farvi qualche esempio. E non saranno esempi a caso: mi divertirò a ribaltare gli stereotipi e i preconcetti sugli allineamenti. Spesso, come potrete vedere, è da un ribaltamento come questo che nascono i personaggi più interessanti!

Vediamo la prima carrellata: considerateli, anche, dei racconti di Natale.

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Due numeri per un intrigo

Elio dei Guinigi intende ottenere la mano di Giulia degli Oriundi, la primogenita del Marchese di Chiarafonte, garantendosi quindi un’ottima futura carriera. È furbo e non si rivolge subito al Marchese: cerca invece, per prima cosa, l’appoggio di sua sorella, madama Rebecca degli Oriundi, perché interceda in suo favore. Per impressionarla ha in mente un dono speciale: un piccolo esercito di mercenari, pagati di tasca sua, per rinforzare le truppe di Chiarafonte in una difficile guerra di confine.

Intrighi e complotti tra nobili? Ma dove siamo, a Westeros? Questa roba non è adatta a D&D, che non ha meccaniche per progettarla né gestirla. Giusto? Forse no.

In effetti ho inserito questa situazione in una mia campagna, e posso raccontarvi come l’ho trattata.

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Non è come – forse – sembra (guidare il gioco, parte 0)

Mi hanno messo una pulce nell’orecchio, circa la mia mini-serie Guidare il gioco, che mi devo togliere. Perché, effettivamente, ho dato per scontate alcune cose che scontate non erano, prestando il fianco a interpretazioni errate. Permettetemi, quindi, di aggiungere questa tardiva e retroattiva premessa.

Ricordate di cosa parla la serie, vero? Di come gestire il gioco durante la giocata stessa, al tavolo, quando i giocatori, senza volerlo, faranno di tutto per scombinare i vostri piani (ma sarà poi vero?), e voi dovrete scrupolosamente rispettare la loro agency.

Torniamoci, allora: da un’angolazione diversa.

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La Rosa del Deserto

Siamo a Dicembre, e questo è l’ultimo mese del Vecchio Carnevale Blogghereccio di quest’anno. Il tema è davvero ampio e curioso: rosa, in tutte le sue numerose accezioni (il colore, il fiore, il participio passato).

Confesso di aver avuto la tentazione di scrivere un’avventura a base di cronaca rosa: matrimoni e pettegolezzi. Ma la mancanza di tempo mi ha fatto ripiegare su qualcosa di più semplice: la rosa del deserto, che ho reinterpretato come un fiore magico per una mia ambientazione.

E concluderò con uno spunto per un’avventura. Una che intendo giocare sul serio, nel prossimo futuro, e di cui poi vi ragguaglierò. (Sappiate che ci aggiungerò un pizzico di cronaca rosa.)

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Incontri alla griglia

Ci sono cose di cui non ho mai parlato sul blog perché credevo che non servisse: sono già ben trattate in giro per la rete, e io di solito parlo quando sento di poter dare un valore aggiunto. Senza contare che preferisco stare alla larga dalle polemiche più diffuse, se posso.

Ma c’è un argomento che, per quanto mi sforzi di dribblarlo, continua a inseguirmi: l’annosa questione “griglia di battaglia o teatro della mente?”. È incredibile (in-cre-di-bi-le) la pervicacia con cui questo dibattito continua a saltar fuori e a infiammare le discussioni; soprattutto perché è uno di quei dibattiti che non hanno proprio senso di esistere.

Ok, tema-del-giorno, l’hai voluto tu: ti dedicherò un bell’articolo. Su come giocare, ma soprattutto su come (non) dibattere. Mettetevi comodi.

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