Chi siamo? Dove andiamo? (motivazioni & obiettivi, episodio 6)

Molte avventure e campagne di D&D (la stragrande maggioranza, secondo me) ruotano intorno a un obiettivo (o più d’uno). Raggiungibile, spero bene, in un’infinità di modi diversi. E non per forza scelto dal Diemme.

Nell’episodio 4 di questa serie vi ho mostrato, con gli esempi di Emma e Gustavo, come la scelta di esplicitare l’obiettivo anziché mantenerlo implicito porti a una gestione radicalmente diversa della giocata. E nell’episodio 5 ho criticato in profondità le debolezze del metodo implicito, che purtroppo mi pare sia il più usato.

Oggi vorrei chiudere il cerchio mostrandovi i pregi del metodo esplicito, in particolare uno che secondo me è il principale ma finora è rimasto nascosto in secondo piano.

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Pillola: di notizie e di licenze

Il mio ritmo di pubblicazione così lento ha vantaggi e svantaggi. Tra questi ultimi c’è l’arrivare con enorme ritardo sul “dibattito del giorno” o roba del genere. Se le news fossero il punto focale di questo blog sarebbe un problema grave, ma non lo sono nemmeno per sbaglio, quindi poco male. Tra i vantaggi, di contro, c’è il riuscire a trattare certi temi con la giusta calma, quando si sono “raffreddati” a sufficienza da inquadrarli chiaramente.

Wizards of The Coast, la casa editrice di D&D, controllata dalla Hasbro, l’ha fatta fuori dal vaso, per dirla in modo popolare. Il suo proposito di cancellare la vecchia Open Gaming License 1.0a, sostituendola con una nuova versione la cui bozza era a dir poco vessatoria, ha suscitato un tale vespaio da costringerla a fare marcia indietro. Ma ha causato anche una discussione ampia e variegata, nella community, sul tema generale delle licenze dei giochi.

Vi condivido un po’ di buoni link.

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Economia teinata

Vedendo che “il tè” è il tema con cui si apre il 2023 del Vecchio Carnevale Blogghereccio, mi sono spuntati subito in testa due pensieri.

Il primo è che quando ho festeggiato, da ragazzo, l’arrivo dell’anno 2000 mi era sembrato un clamoroso traguardo, e il 2023 mi pareva così lontano da essere praticamente fantascienza. Ora i nati nel 2000 stanno per laurearsi e io sono sempre più vecchio 😂. Considerazioni personali.

Grazie a Cleptomania Postale per questa versione aggiornata del logo (sfondo trasparente)

Il secondo pensiero è andato subito a un dibattito che di tanto in tanto ricorre, nei gruppi e sui forum: c’è il tè, nelle ambientazioni di D&D? Mi riferisco, ovviamente, alle classiche ambientazioni pseudo-medievali e pseudo-europee, con castelli e cavalieri. Dove il tè, a essere rigorosi, sarebbe anacronistico. Poi, certo, è fantasy e si può tutto.

Un mio commento veloce su questo tema, e poi vi presento il tè (anzi, i tè) di uno dei miei mondi.

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Pillola: recensioni & deejay

Trasmettere alla radio un gruppo di celebrità che cazzeggia con D&D. La consacrazione dell’actual play, che da Twitch e Youtube sbarca finalmente sui media generalisti? Forse. Una cosa che fa bene al gioco e alla comunità giocante? Non saprei.

Non ho ascoltato Dungeons & Deejay, mi spiace (se non un pezzettino, di cui poi vi dirò): per voi ho fatto già lo sforzo di sorbirmi Vox Machina, vi potete accontentare 😁. Ma due blog che seguo ne hanno fatto delle recensioni, e ve le presento insieme a qualche mia considerazione. Così, se vi interessa l’argomento, potete farvi un’idea.

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Praticamente villain (fronti e villain, episodio 5)

Siamo al quinto articolo di questa serie ed è giunta l’ora, finalmente, di passare dalla teoria alla pratica.

Diciamo che stiamo organizzando una nuova campagna, e i nostri giocatori si aspettano un villain. Non un banale “boss finale”: un nemico ricorrente, che faccia da asse portante, e che li incalzi attivamente; qualcuno a cui correre dietro e con cui imbastire una lunga contesa, con vittorie e sconfitte intermedie, giungendo solo progressivamente al confronto finale.

Come facciamo a gestirlo? Una difficoltà che mi riferiva, tra gli altri, il buon Luca Ambrogiani, e che potrebbe accomunare molti di noi Diemme che… beh, che non giochiamo a Vox Machina, è questo:

…ogni volta penso a questi pericoli come situazioni e non come eventi.

È così: siamo abituati (giustamente) a ragionare per situazioni. Questa forma mentis si adatta alla gestione di un villain? Secondo me sì, e proverò a dirvi come.

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Annuncio: Cantiere Dungeon23

Sean McCoy (autore di GdR come il famoso Mothership) ha lanciato una sfida online: creare una stanza di dungeon al giorno per tutto il 2023. L’ha battezzata con l’hashtag #Dungeon23. Sui vari forum e canali Telegram che frequento se n’è iniziato a parlare sin da dicembre.

Lo scopo è sviluppare una sorta di disciplina creativa: meglio una cosa semplice fatta con regolarità che sforzarsi a tutti i costi di fare roba eccezionale, e finire per non fare mai niente.

A me piaceva l’idea, ma da solo non potevo farcela. Però ho pensato: e se non fossi l’unico in queste condizioni? L’unione fa la forza.

Così è nato il Cantiere Dungeon23, un gruppo eterogeneo di persone simpaticissime! Scriveremo le stanze a turno, e insieme arriveremo alla fine di questa avventura.

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A ciascuno il suo spazio… ma quale?

Come condurre il gioco in modo che tutti abbiano spazio, evitando di focalizzarsi su un solo personaggio, spezzando le scene al momento giusto nel caso di un gruppo che si è separato, eccetera?

All’evento di beneficenza Il Ruolo del Gioco 2022 mi hanno invitato a parlare a una tavola rotonda dove uno dei temi era proprio questo.

Il destino beffardo ha voluto che pochi giorni dopo io mi sia trovato, da Diemme, di fronte a un problema di quel tipo proprio al mio tavolo. Una situazione veramente istruttiva (amo circondarmi di giocatori che mi possano insegnare cose nuove). Ed è così che questo articolo, che doveva essere solo una “pillola”, si è espanso fino a diventare bello corposo.

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Jingle Dungeon

Siamo arrivati alla consueta pausa invernale del blog, dove vi lascio il tempo per rileggere gli articoli arretrati e per giocare (spero per voi) tante belle sessioni, magari a tema, con feroci pèriti pronti a sbranare i PG (se non sapete di cosa parlo gustatevi questa nuova, pazza serie di video di Un Canale di Ruolo).

Ne approfitto per fare il punto. La mia vita personale si sta un po’ assestando ma ancora non mi permette di pubblicare troppo spesso. Mi sono imposto almeno un articolo a settimana, in genere al lunedì, e ci sono riuscito; circa un paio di volte al mese riesco anche ad aggiungere un articolo più “piccolo e leggero” al venerdì; penso che continuerò così.

Dato questo ritmo, ho preferito ridurre la gamma di serie e argomenti: mantenerne molti in parallelo avrebbe distanziato troppo gli episodi. Sto quindi sviluppando:

Ho invece messo “a dormire” fino a nuovo ordine la serie sulle razze, quella sulle “regole di corsa” e quella sugli allineamenti.

Continuo a partecipare con piacere al Vecchio Carnevale Blogghereccio, che mi spinge fuori dalla comfort zone con tanti temi sempre diversi, e offre a voi lettori qualche pratico articolo autocontenuto. Se avete tempo recuperate gli ultimi: Vacanze a Kichiputl, La biblioteca stregata e Ti ho pescato!. Sto anche cercando di organizzare un altro mega-lavoro collettivo di cui vi darò presto notizia.

Ho in programma ormai da molti mesi di affrontare di nuovo, in modo più esaustivo, il tema dell’agency, ma lavorarci è più complesso del previsto, e voglio continuare con calma finché il testo non mi sembrerà abbastanza chiaro.

Ci rivediamo dopo l’Epifania, quindi, con aggiornamenti su tutte le serie aperte e con qualche bella sorpresa.

Ah, lo sapevate che si può seguire il blog?
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Intanto vi auguro buon Natale, buon anno nuovo e buone feste!

Morto un PG, se ne fa un altro (cosa non fare, episodio 3)

Nessuna bella avventura è mai finita con l’eroe pugnalato a morte da un goblin qualunque. Non vuol dire che non devi permettere a un goblin di uccidere un PG (ai bassi livelli può avvenire, è normale): solo che quel goblin dovrebbe essere qualcuno di speciale: il capo della gang locale, il fedele servitore del mago che domina la zona…

Il discorso viene da uno dei tanti set di “consigli per il bravo Diemme” che ho trovato; l’ho tradotto liberamente dall’inglese (non vi metto il link: dico il peccato ma non il peccatore, a meno che non sia influente e famoso).

In questa serie, come sapete, mi diverto a criticare i consigli che trovo disfunzionali o fuorvianti. Eccone qualche altro, pescato in giro per la Rete:

Il master non deve far morire troppo alla leggera i PG.

Cercate di evitare una morte sciocca o legata alla sfiga.

Se i PG sbagliano qualcosa […] graziateli. Se si comportano in modo stupido […] allora non fatevi problemi.

Chiediti: i PG meritano di tirare le cuoia?

Come avrete intuito, l’argomento di oggi è la morte dei personaggi giocanti. L’articolo è lungo, ma tanto avrete tutte le vacanze di Natale per leggerlo.

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