Scendete da quel drago! (digressione storico-stilistica)

CC BY-SA-4.0 2021 – vedi nota in fondo

Se vi dico drago, a cosa pensate?

A meno che non pensiate a Cerutti Gino, credo che avrete in mente un grosso e potente lucertolone, una creatura mitologica e mitica, dal forte valore simbolico. Ma in questa categoria assai generica ci sono moltissime variazioni.

Sia nel panorama dell’immaginario umano, sia nel fantasy moderno e in D&D nello specifico, ci sono vari modi per declinare il concetto di drago. Vediamone alcuni, insieme a dei consigli per ispirare il ruolo dei draghi nelle vostre campagne.

Questo articolo fa parte del Vecchio Carnevale Blogghereccio di Agosto, il cui tema sono appunto i draghi.

Ah, le immagini le ho essenzialmente rubate, quindi nella zine del Carnevale le salterò 😜

Il Grande Serpente

Miti basati su un serpente gigante (spesso in lotta con un eroe o una divinità) sono alle radici della cultura indoeuropea, mesopotamica e mediterranea. Molti di voi avranno pensato, giustamente, a Jormungandr, il Serpente del Mondo della mitologia norrena, che oggi va molto di moda; ma anche la Bibbia ha il suo bel Leviatano, gli antichi egizi avevano Apophis, gli antichi greci Ladone guardiano delle Esperidi, e altri esempi non mancano.

Aspetto e concetto

In queste vesti il drago incarna le forze della natura selvaggia e/o del caos cosmico. In misura minore può richiamare concetti come il rinnovamento e i cicli naturali (spesso associati al serpente a causa, probabilmente, del suo mutare pelle).

Spesso è senza zampe né ali (al punto che alcuni miti usano indifferentemente i termini “drago”, “serpe” e “verme” / “wurm“), velenoso più che sputafuoco, e la sua caratteristica principale sono le dimensioni immense.

Nel vostro gioco

Volete usare i draghi in questo modo, nella vostra campagna di D&D? Fate che sono pochissimi, antichissimi, potentissimi. Soprattutto, rendeteli distanti e incomprensibili: più che mostri o personaggi saranno delle forze della natura, dei cataclismi semoventi.

Potrebbero essere considerati divinità. Potrebbero avere un ruolo essenziale nel mantenimento di qualche ciclo naturale o di qualche aspetto della realtà: a quel punto la loro sconfitta potrebbe essere sconsigliabile, anzi, i PG potrebbero doverne proteggere uno da qualche folle semidio che intende abbatterlo. In alternativa, la loro comparsa potrebbe preannunciare un sovvertimento della realtà, e la loro sconfitta essere necessaria per scongiurare una sorta di apocalisse.

Il Drago Classico

Nella tradizione europea si è pian piano formata l’incarnazione del drago più “canonica” (almeno nel nostro mondo occidentale). È quella che ha ispirato anche Tolkien, autore del celebre Smaug e di altri suoi “parenti” della Terra di Mezzo (ma anche del meno noto Chrysophylax); ma le sue radici affondano in secoli di folklore. Tutti avremo in mente la leggenda di San Giorgio, e forse anche quella, ancora più antica, di Beowulf.

Venendo a tempi più recenti potremmo menzionare, a titolo di esempio, i draghi della bellissima saga di Terramare di Le Guin o della trilogia dei Lungavista di Hobb, videogiochi come Skyrim, nonché il simpatico film Dragonheart.

Aspetto e concetto

In genere simboleggia il Male nella sua forma più pericolosa: un male che l’eroe deve sconfiggere o sottomettere per provare il proprio valore oppure per affermare la giustizia divina. A volte però, specie in storie fantasy più moderne (come le ultime citate sopra), può assumere delle vesti più neutrali, di interlocutore con cui trattare, o addirittura di alleato e consigliere.

Tra le sue tipiche caratteristiche spicca l’avidità (spesso, specialmente in nord Europa, si favoleggia dei tesori che ammassa nella sua tana – a volte magici o maledetti). Di solito si aggiunge il fatto di sputare fuoco, ma altre volte si tratta ancora di veleno (o di entrambe le cose). In taluni casi può avere capacità ipnotiche o altri poteri magici (ad esempio preveggenza).

Soprattutto, il drago classico è molto intelligente, o perlomeno molto astuto: lungi dall’essere una bestia feroce, è invece un potente mastermind che deve essere battuto con la mente, o la volontà, tanto quanto con il braccio. In genere ha anche una vita molto lunga che può conferirgli un’ancestrale sapienza.

È sempre la tradizione europea, nei bestiari medievali ma soprattutto nell’araldica, a cristallizzare un po’ la nomenclatura e, diciamo, la “tassonomia” di queste creature mitologiche. Quindi, oltre al dragone / draco più puro, quello con quattro zampe, ali, coda e corna, abbiamo la viverna, nella quale le ali prendono il posto delle zampe anteriori (gli animatori computerizzati la adorano perché così riciclano i modelli cinematici degli uccelli); il drake, quadrupede ma privo di ali; il linnorm, privo di zampe posteriori e di ali, tra tutti il più vicino alla forma puramente serpentiforme dei primordi; l’anfittero, alato ma senza zampe; e così via.

In comune hanno tratti come le scaglie, le corna, e un aspetto complessivo da grosso rettile. Le ali, quando ci sono, sono perlopiù membranose e ricordano quelle dei pipistrelli (o dei rettili volanti).

Nel vostro gioco

Il primo consiglio che vi sento di darvi per introdurre questo tipo di drago nelle vostre campagne è di renderlo il punto di arrivo di un percorso. Se è molto potente può essere il “boss finale” di un’avventura o di un’intera campagna, ma anche quando è meno potente dovrebbe essere sempre un incontro degno di nota, con degne ripercussioni sulla storia, non un semplice mostro errante da abbattere. I PG dovrebbero sentir parlare del drago, vedere come la sua presenza si riflette sul territorio, e arrivare ad incontrarlo dopo un piccolo o grande viaggio.

Tra l’altro, non sempre il drago è un nemico: può essere un alleato, un quest giver, o qualcuno con cui negoziare. Ma qualunque cosa sia dovrebbe avere una presenza scenica molto potente, essere per la storia un punto di svolta.

Il secondo consiglio, fondamentale, è di trattare il drago non come un mostro ma come un vero e proprio PNG: intendo dire una persona con un carattere, una storia, dei valori, degli obiettivi non banali, magari una certa eloquenza. Se potete, dategli un abbinamento interessante di pregi e difetti. Insomma, dedicategli la stessa attenzione dei PNG principali della vostra campagna, se non addirittura di più.

Una cosa a cui fare attenzione in questi casi è il fatto di umanizzarlo troppo. E qual è la soglia del “troppo”? È del tutto soggettiva. In certe storie può essere bello avvicinare in tutto e per tutto i draghi alle persone comuni, renderli il più umani possibile: aiuta i giocatori a empatizzare con loro. In altre può essere importante mantenere il distacco, il senso di mistero e “alterità” di cui sono ammantati: questo porta i giocatori a temerli, ammirarli, o a provare un senso di inquietudine in loro presenza.

Ognuno troverà il suo equilibrio tra queste due esigenze. In una delle mie campagne attuali i draghi hanno un ruolo di primo piano, proprio nella veste di drago classico, e sto cercando di fare molta attenzione a rimarcare, ogni volta che è possibile, la loro profonda diversità: sono intelligenti, sapienti e avidi, certo, ma certi tratti della loro mentalità sembrano incomprensibili.

Un altro consiglio utile, specialmente se il drago rappresenta un avversario, è quello di rispolverare uno o più degli archetipi classici che lo caratterizzano nell’epica letteraria europea. Esempi:

  • Il grande tesoro (ovviamente).
  • Il pericolo dormiente e il rischio di “risvegliarlo” (l’azione dei PG, o di qualcun altro, potrebbe scatenare la furia del drago e la sua rappresaglia sul territorio).
  • Il confronto verbale come preludio allo scontro fisico, o addirittura come modo di evitarlo (molti draghi amano le lusinghe, o gli indovinelli, o i regali, e così via).
  • Il drago portatore di corruzione (potrebbe indurre certi umanoidi a commettere atti abietti per servirlo o per placarlo; potrebbe anche tentare di mettere i PG l’uno contro l’altro, o di farli rivoltare contro il loro quest giver).
  • Scoprire un punto debole del drago come step intermedio per sconfiggerlo (il sistema di combattimento di D&D raramente si presta a cose come “la scaglia mancante” o simili, ma un’informazione utile potrebbe riguardare la sua vulnerabilità a certe armi o magie, o un accesso facilitato alla sua tana).
  • Effetti di lungo termine della sconfitta del drago (maledizioni magiche, oppure invidie e risentimenti causati dal suo tesoro, oppure l’arrivo di altri draghi…).

Il Bestione

Una variante più moderna vede i draghi declinati come grossi animali (magari più svegli di un qualunque gatto, certo, ma certamente non delle persone). I draghi di Harry Potter sono un buon esempio.

All’apice di questo approccio stilistico si trova, secondo me, lo stuprl’archetipo narrativo del cavaliere dei draghi, cioè del drago ridotto a destriero. Lo troviamo nelle Cronache del Mondo Emerso, nell’immancabile Trono di Spade, e via discorrendo. Per fortuna c’è l’ironia del film Dragon Trainer che ci scherza un po’ su.

(Il top, poi, sono le storie come Eragon in cui il drago non è animalesco ma inspiegabilmente ha bisogno lo stesso di un cavaliere sul groppone da scarrozzare in giro. Vi avverto, non guardate mai Dragonheart 2! Mi sto ancora riprendendo.)

Aspetto e concetto

Questa “mutazione” nasce, credo, dal desiderio di rendere i draghi più “realistici”, ma non ne sono certo. Di sicuro, in molte storie fantasy in cui compare un drago di questo tipo, esso perde molta della sua carica simbolica: spesso, anziché brillare come protagonista (o antagonista), si riduce a un mero ostacolo da superare, o ad un mezzo per arrivare a uno scopo.

L’aspetto esteriore è lo stesso del drago classico (nelle sue diverse varianti viste sopra). Mancano, invece, i tratti caratteriali come l’avidità e la sapienza: si limita ad essere una potente, furiosa belva, che ruggisce e sputa fuoco (o altre sostanze pericolose). Dal punto di vista concettuale, insomma, non c’è più molta differenza rispetto a un generico mostro fantasy.

Nel vostro gioco

Se il vostro drago ideale è questo, la buona notizia è che introdurlo nel vostro gioco è facilissimo: trattatelo come un qualsiasi mostro del manuale, né più né meno.

Un minimo di sottigliezza in più è richiesto se i vostri draghi non sono bestie selvagge ma strumenti per gli umanoidi: armi da guerra, cavalcature o simili. In questi casi bisogna studiare bene i requisiti, le modalità e le conseguenze del loro utilizzo. Ma è un lavoro sull’ambientazione, più che sul mostro in sé.

Il Drago Orientale

In Asia, sin dall’antichità, il concetto di drago si è sviluppato in modo un po’ diverso e per certi versi antitetico rispetto all’Europa, pur mantenendo alcuni tratti comuni fondamentali. È un simbolo generalmente positivo, associato in vario modo all’acqua, alla fortuna e alla fertilità. Ha tuttora un ruolo di primo piano nella mitologia e simbologia di molti Paesi.

Senza andare a scomodare Dragon Ball, possiamo vedere influenze del drago orientale anche in molte opere fantasy occidentali. Basti pensare a Falkor, il “fortunadrago” de La Storia Infinita, e al recente film di animazione Raya e l’ultimo drago. Anche D&D, nel corso della sua storia, ha inserito dei tipi di drago “asiaticizzanti” da affiancare a quelli classici.

Aspetto e concetto

Il drago asiatico tende ad avere un corpo molto lungo e sinuoso, serpentino. È privo di ali ma è comunque in grado di volare. In genere ha quattro corte zampe. In comune con la tradizione occidentale ha l’aspetto rettiliforme, gli artigli, spesso le corna, e un soffio magico o prodigioso, che però raramente è costituito da fuoco e spesso ha effetti benefici, curativi o vivificanti, anziché dannosi.

È comune che abbia un forte significato religioso, in positivo: è un emissario o messaggero delle divinità, una loro cavalcatura, o un guardiano che hanno posto a difesa di un luogo sacro. In alternativa, o al contempo, è associato ai cicli naturali, soprattutto alle stagioni e alle piogge.

È senz’altro una creatura di grande intelligenza e saggezza, anche se non sempre è in grado di comunicare verbalmente con le persone o desidera farlo, essendo preso da cose più importanti.

Nel vostro gioco

Non essendo un esperto conoscitore della cultura asiatica sono poco qualificato per darvi consigli pratici su come inserire i corrispondenti draghi nel vostro gioco: rischierei di dirvi solo cose stereotipate, e vorrei evitarlo. Se siete interessati vi invito a documentarvi e magari a tornare qui a commentare: sono sempre lieto di imparare qualcosa!

Mi limiterò a dire un paio di ovvietà, vale a dire: mettete in secondo piano la concezione materialistica del drago come mostro, e concentratevi invece sui concetti filosofici o esistenziali che un certo drago dovrebbe incarnare; integrate i draghi come elementi costituenti della cosmologia della vostra ambientazione, e cercate di far sì che i PG abbiano bisogno di ottenere il loro aiuto, anziché di sconfiggerli.


Nota: diversamente dal normale copyright applicato su questo blog, questo articolo è concesso in licenza “Creative Commons:

CC BY-SA-4.0 2021 Dietro lo Schermo by Lorenzo “Bille Boo” Bertini

ad eccezione delle immagini, che appartengono invece ai rispettivi propriatari, con i quali mi scuso per il furto.

Sì, lo so che nessuno di voi ha mai letto la pagina del copyright e si è mai fatto un baffo dei miei diritti di autore, lo so come funziona Internet. Smettete di ridere.

2 pensieri riguardo “Scendete da quel drago! (digressione storico-stilistica)

  1. Molto carino l’articolo.
    Io adoro i draghi. Sto cercando un modo per rendere il drago cavalcatura interessante, ma sono ancora agli inizi.

    Ciao 🙂

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