Facciamo la festa ai giocatori

Per il mese di Aprile il tema del mitico Vecchio Carnevale Blogghereccio sono le festività. E, combinazione, tra poco cade anche la Pasqua. Come non approfittarne?

Vi parlerò di come inserire una festività (vera o immaginaria) nel vostro gioco di D&D, e di come renderla il tema di un’avventura.

Preambolo

Tempo fa (un bel po’ di tempo, ormai) ho letto un interessante articolo speciale natalizio di The Angry GM, su come creare, appunto, un’avventura speciale di Natale.

Se volete leggerlo (è in inglese) tenete presenti le caratteristiche particolari di quell’autore, di cui ho parlato nelle Letture Consigliate.

Mi ha colpito anche perché già da un po’ avevo l’usanza di fare una one-shot tutta speciale per i miei amici più intimi durante le vacanze invernali. Un’usanza che purtroppo non ha resistito al Covid… ma dettagli. Il punto è che erano normali one-shot di D&D. Non mi era, cioè, mai venuta l’idea di inserire in qualche modo il tema natalizio dentro il gioco.

Ci ho provato quest’anno (cioè, nell’inverno 2020/2021), non come one-shot ma come avventura vera e propria (con il Krampus come antagonista) nell’ambito di una delle campagne che ho in corso. Peccato che, tra intoppi e interruzioni varie, i giocatori non l’abbiano ancora completata… quindi arriveranno al culmine della loro avventura natalizia dopo Pasqua. Ops 😅.

Appurato, quindi, che sono una frana nell’atto pratico di creare avventure a tema festivo, vediamo se almeno sono capace di delinearvi la teoria.

Cos’è una festività

Sul come e perché le festività siano utili per far risaltare il tema e il tono dell’ambientazione di gioco è stato già esauriente l’articolo introduttivo di Barakiel (quello che ho linkato all’inizio; ok, lo linko di nuovo se siete pigri), quindi non mi dilungherò ulteriormente.

Ma in cosa consiste una festività, all’atto pratico?

Spesso non ci si fa caso, ma ogni festività ha una natura binaria: da una parte c’è cosa si festeggia, dall’altra c’è come lo si festeggia. A tenerli insieme c’è una narrazione tradizionale (un mito, una leggenda, un fatto storico…) che collega le due parti insieme.

E guardate che non sempre è facile. Pensiamo un po’ alle nostre feste.

Qualche esempio

Cosa si festeggia a Natale? La nascita di un personaggio che ha portato un messaggio morale rivoluzionario, e nel cui nome è stata poi fondata una religione che disgraziatamente ha scelto di concentrarsi al 95% su chi o cosa fosse quel personaggio, e solo al 5% sul contenuto del suo messaggio.

Ok, dai, scusate, ritiro la frecciatina (sono credente, eh, sappiatelo). Torniamo a D&D.

Riformulo. Cosa si festeggia a Natale? La nascita di Gesù. E come si festeggia? Ehm… addobbando abeti, suonando campanelle e scambiandosi regali in festosi pacchetti. Non è immediato il collegamento, vero? Infatti in molti Paesi stranieri la modalità di festeggiamento varia in modo più o meno marcato. La storia è davvero troppo lunga: se ci tenete la potete leggere su wikipedia.

Anche perché non è quello il vero “come” del Natale: Angry, nel suo articolo, ci azzecca in pieno quando dice che la nostra vera, principale tradizione natalizia è stare in famiglia / in comunità.

Invece, visto che siamo nel periodo: cosa si festeggia a Pasqua? La resurrezione di Gesù (sì, il solito tizio di prima), per chi ci crede. E come si festeggia? Beh, con uova e conigli, e facendo scampagnate all’aria aperta (pre-Covid). Ah, poi si mangia l’agnello. E non dimentichiamo le famose pulizie di Pasqua.

Qui il collegamento si vede meglio, dai: il tema di fondo della festività è la rinascita, la nuova vita, sia delle persone che della natura, da cui lo stare all’aria aperta. Le pulizie sono un modo per rinnovarsi. E il concetto di nascita ci porta alle uova e ad animali notoriamente prolifici come i conigli. Vero? Se non fosse che il coniglio pasquale in realtà sarebbe una lepre e vorrebbe essere un simbolo di verginità e purezza, altro che prolifico. Ok, ci rinuncio.

Se la cava meglio la tradizione ebraica, diciamolo: lì il “cosa” della Pasqua è la liberazione di un popolo dall’oppressione, e il “come” comprende il fatto di mangiare l’agnello (usanza rimasta anche a noi) perché secondo la leggenda gli ebrei usarono il sangue di un agnello (e poi si mangiarono la carne, giustamente, mica si spreca nulla) per tracciare un segno di riconoscimento sulle loro porte per evitare l’ultima Piaga d’Egitto, appunto poco prima di andarsene verso la libertà. Molto più chiaro, no? Si celebra un evento, in quell’evento compare un agnello, infatti si mangia l’agnello. Perfetto.

Nota opzionale, ignorate pure: sì, sto cercando di fare esempi facili che tutti possono comprendere, ma lo so che entrambe le festività in realtà sono (anche) una reinterpretazione di festività pagane molto più antiche (Yule, Beltane & co.). E naturalmente ognuno è libero di festeggiare quelle, o comunque di festeggiare quelle che vuole, ci mancherebbe, e con il mio pieno sostegno. Basta che non attacchi con la pretesa superiorità, originalità o “purezza” di tali feste pagane prima del cristianesimo “oppressore”, altrimenti sbadiglio. È tutto normale, ragazzi: i popoli si spostano, le religioni cambiano, i miti e le feste si mescolano, è la Storia. Se per fare gli alternativi finiamo per assomigliare a chi bacia l’ampolla dell’acqua del Po con l’elmo cornuto in testa, siamo proprio sicuri di essere alternativi? (Va beh, scusate, oggi sono proprio polemico, non mi si regge.)

Inventare una festività

Ricapitolando, se volete inventare una festività per il vostro mondo di gioco avete bisogno di:

  1. decidere cosa si festeggia;
  2. decidere come lo si festeggia;
  3. definire una narrazione, una leggenda o comunque una spiegazione che tenga insieme 1. e 2.;
  4. (opzionale) aggiungere uno o due tocchi di colore (non di più), blandamente collegati al punto 3., e che siano interessanti da vedere o giocare.

In questo, mi raccomando, non prendete esempio dalle nostre feste nord-occidentali ormai troppo contaminate e incasinate. Oppure sì? La scelta sta a voi.

  • Scegliere un “cosa” e un “come” tra cui c’è un collegamento chiaro ed intuitivo rafforza il tema della festività e la rende più immediata da afferrare per i giocatori, oltre a facilitare molto la definizione della leggenda (il punto 3.).
  • D’altro canto, quando il “cosa” e il “come” sono apparentemente scollegati si ha, paradossalmente, la sensazione che la festa sia più autentica, realistica e viva; e si potrebbe stimolare la curiosità dei giocatori, portandoli a indagare sul collegamento.

Il cosa

È probabilmente il punto da cui partire. C’è una vasta gamma di scelte, visto che la gente ha sempre festeggiato le cose più varie. Solo a titolo di esempio, potrebbe essere:

  • la nascita o la morte (o un altro momento chiave della vita) di qualcuno di importante (fondatore, re, innovatore, capostipite…);
  • un fatto storico (una battaglia, un trattato, un’alleanza, un cambio di sistema di governo, un cataclisma, una scoperta…);
  • un fenomeno naturale (equinozio, solstizio, fase lunare, allineamento planetario, inizio del periodo alluvionale, migrazione di un animale sacro…);
  • un evento fondamentale della vita collettiva, in genere contadina (la semina, il raccolto, la vendemmia…) ma non solo (l’amore, la caccia…);
  • un gruppo di persone (i maghi, gli elfi, gli invalidi, le donne, i bambini…), una figura familiare (i padri, le madri, gli sposi, i nonni, i fratelli…) o un ruolo/mestiere (i marinai, i pastori, gli artisti, gli studenti, gli alchimisti…).
  • i defunti, o un certo tipo di defunti (antenati, insepolti, annegati, caduti in guerra…).

La cosa, poi, può essere declinata in modo religioso (es. nascita di un profeta, fondazione di una chiesa, reverenza religiosa per i morti) o in modo laico (es. nascita di un conquistatore, edificazione di una grande muraglia, onore civile ai caduti). E abbiamo appena scalfito la superficie.

Il come

Qui ci si può sbizzarrire. Può essere:

  • stare con certe persone (la famiglia, gli amici, la propria dolce metà, il proprio maestro);
  • partecipare a una manifestazione collettiva (parata, processione, veglia, fiera…);
  • mascherarsi/travestirsi/atteggiarsi da qualcun altro o qualcos’altro;
  • creare o distruggere qualcosa (feticcio, pupazzo, amuleto, totem, disegno, vestito, testo scritto…), da soli o in compagnia;
  • dare qualcosa a qualcuno (regali, certo, ma anche elemosine, cibo agli affamati, o viceversa tributi, omaggi ai superiori…).

Tenete presente che in un mondo fantasy lo svolgimento della ricorrenza può anche avere aspetti sovrannaturali. Tipo, potrebbe realmente accadere che un tizio vestito da sponsor della Coca Cola, su una slitta volante, oppure una vecchia strega Nocciola su una scopa, consegni doni a chi è stato buono e carbone a chi è stato malvagio. Anche senza arrivare a tanto, la ricorrenza potrebbe, ad esempio:

  • modificare una certe lagge fisica o naturale;
  • provocare fenomeni atmosferici/meteorologici molto inusuali;
  • suscitare comportamenti anomali in certi animali;
  • far manifestare in qualche modo gli spiriti dei defunti;

o altro del genere. Chiaramente, fatelo solo se volete dare un potente tocco esotico e di meraviglia alla vostra festività, non se volete darle un feeling realistico.

La narrazione

Su questo punto è difficile trovare linee guida, si può solo valutare caso per caso, tenendo presenti il “cosa” e il “come” ma anche le caratteristiche generali dell’ambientazione. L’ideale è confezionare una storia abbastanza strana e particolare da catturare l’attenzione, ma abbastanza credibile da non risultare ridicola. Se non ci si riesce e rimane qualche “buco” vuoto si può rimediare con il buon vecchio: “nessuno sa perché, ma si è sempre fatto così”.

Tocchi di colore

Se volete, per rendere ancora più viva e “concreta” la festività, potete aggiungere qualche usanza o nota folkloristica minore, come:

  • ci si veste in un modo particolare;
  • si consuma un cibo particolare (o, al contrario, si digiuna);
  • si usano decorazioni, addobbi od ornamenti particolari;
  • è lecito infrangere la legge, o l’etichetta, in un certo modo;
  • ci si rivolge un saluto o augurio specifico.

Ovviamente, meglio se trovate il modo di collegare anche questo aspetto alla narrazione di riferimento della festa.

Esempio

Il Giorno di Vanyr celebra la fondazione del Regno di Vanyria ad opera del famoso condottiero e conquistatore. È un giorno di estrema libertà, in cui i popolani possono rivolgersi ai nobili come pari, e disobbedire senza temere conseguenze. La gente abbandona le attività quotidiane e si concentra nelle piazze o nei prati, dove vengono organizzati banchetti e festeggiamenti a spese dei nobili. È considerato lodevole, specialmente tra i giovani, dare sfoggio di forza e/o coraggio in qualche maniera plateale (e non è raro che queste imprese finiscano male). Secondo i saggi, sono tutti modi per celebrare la prodezza di Vanyr, e per ricordare quell’epoca barbarica in cui non c’erano tante formalità né gerarchie e ognuno bastava a se stesso. La spada, arma di Vanyr, è il simbolo della festa, al punto che chi non ne ha una spesso ne porta una di legno; si mangiano dolci tradizionali chiamati appunto “spadoni” che nella forma ricordano l’arma, e qualcuno arrostisce la carne usando una spada come spiedo.

Un’avventura a tema festivo

Supponiamo, poi, che vogliate creare un’avventura a tema, incentrata su una certa festività. Che può essere una festività in-game dell’ambientazione di gioco (inventata da voi o da altri), oppure una festività del mondo reale che volete indirettamente omaggiare nel gioco, come appunto nel caso delle one-shot natalizie che dicevo all’inizio. Come potete procedere?

Beh, se leggete questo blog sapete che quando si progetta un’avventura consiglio sempre di partire dall’obiettivo: ogni avventura ne ha uno, quello che i PG vogliono raggiungere; e dovranno affrontare ostacoli e conflitti per riuscirci. Giusto?

Ebbene, non vi resta che legare quell’obiettivo al tema centrale della festività, l’aspetto che ritenete più importante. Il legame non deve essere estetico, badate bene, ma concettuale. Mettere un pupazzo di neve gigante non rende natalizia la vostra avventura, né un’orda di conigli mannari la rende pasquale.

Il Natale per voi rappresenta la festa della famiglia? L’obiettivo della vostra avventura natalizia coinvolgerà una famiglia da ricongiungere (o a cui ricongiungersi), o un parente da salvare. La Pasqua è per voi la festa della rinascita e della nuova vita? L’obiettivo della vostra avventura pasquale riguarderà salvare la primavera dalla morsa di un gelo perenne che non vuole allentarsi, o semplicemente aiutare qualcuno ad affrontare un difficile cambiamento che lo porterà a una vita nuova. Volete un’avventura dedicata al Giorno di Vanyr? L’obiettivo sarà aiutare un giovane a fare qualcosa di coraggioso e incosciente, oppure richiederà di litigare con un alto nobile nel solo giorno in cui ciò può essere fatto impunemente.

Dopodiché, fate in modo che almeno alcuni degli ostacoli, dei nemici o delle fonti di conflitto incarino, metaforicamente o letteralmente, un valore opposto rispetto al tema centrale della festa. Che so, l’individualismo, la solitudine e l’avidità, nel caso dell’avventura natalizia; la morte o una bigotta stagnazione nel caso dell’avventura pasquale; la codardia o le mollezze della civiltà urbana nel Giorno di Vanyr. Oppure (come giustamente suggerisce Angry) una versione corrotta e distorta di quello stesso tema centrale. Tipo, un criminale pazzo o disperato che è disposto a tutto pur di rivedere la sua famiglia che non vuole saperne di lui (esempio natalizio); un druido estremista che vuole radere al suolo la città per permettere la piena rinascita della natura (esempio pasquale); o un gruppo di sovversivi che pianifica di uccidere tutti i nobili e le autorità in modo che il Giorno di Vanyr duri per sempre.

Tutto qui, davvero.

Ah, e poi, se l’avventura è legata a una ricorrenza del mondo reale, magari assicuratevi che si svolga in tempo e non si concluda in ritardo di mesi 😅.

2 pensieri riguardo “Facciamo la festa ai giocatori

  1. Bell’articolo.
    Io, col mio gruppo, seguo un calendario nel quale ho inserito numerose feste ed altri eventi annuali (fiere, incontri, periodi religiosi che ricordano la quaresima o il ramadan ad esempio) e, forse intuitivamente, ho seguito un pensiero che ha molto in comune con quello che descrivi tu.

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